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Come i microbi del deserto cileno possono salvarci dalle malattie future

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Redazione

Published on

12 dicembre 2025

in

Americhe

La professoressa cilena Cristina Dorador guida una caccia al farmaco nel luogo più arido del pianeta: il deserto di Atacama, in Cile, dove i microbi nascosti nella polvere potrebbero fermare l’avanzata delle infezioni resistenti agli antibiotici. La sua missione mette insieme esplorazione scientifica, difesa dell’ambiente e una domanda urgente: quanta vita siamo disposti a sacrificare per l’idea di progresso.

Per anni l’Atacama è stato raccontato come un non-luogo: secco, inospitale, quasi morto. In realtà, sotto pochi millimetri di suolo, nelle croste saline e nelle lagune d’alta quota vive una comunità di microrganismi estremofili che ha imparato a sopravvivere a radiazioni, salinità e siccità estreme. Proprio questi batteri producono molecole bioattive potenzialmente utili per nuovi antibiotici e terapie, una risorsa preziosa mentre le infezioni resistenti rendono sempre più fragili gli strumenti della medicina moderna.

La missione di Cristina Dorador

Cristina Dorador, microbiologa cilena originaria di Antofagasta, ha trasformato l’Atacama nel suo laboratorio a cielo aperto. Con il suo team raccoglie campioni di suolo e acqua alla ricerca di batteri capaci di sintetizzare composti in grado di colpire i patogeni che non rispondono più ai farmaci esistenti. La sua figura, però, va oltre la ricerca: nei suoi testi e interventi pubblici Dorador difende la “vita invisibile” del deserto, denunciando come miniere, strade industriali ed estrazione di rame e litio stiano erodendo proprio gli habitat che potrebbero contenere le cure di domani.

Farmaci nuovi, vecchie ferite

La corsa a nuove molecole nasce da un dato ormai chiaro: l’uso eccessivo e scorretto degli antibiotici ha favorito l’evoluzione di batteri multiresistenti, rendendo più rischiosi interventi un tempo di routine. In questo scenario, ogni nuovo composto identificato in ambienti estremi come l’Atacama è una possibile ancora di salvezza. Ma la stessa terra da cui potrebbe arrivare la prossima generazione di farmaci è trattata come territorio di scarto: montagne spianate, depositi di detriti, falde stressate dal consumo idrico dell’industria.

Scienza, politica e giustizia ambientale

Il lavoro di Dorador incrocia scienza e politica. La microbiologa ha partecipato al processo costituente in Cile e ha contribuito a portare temi come acqua, ecosistemi e giustizia territoriale al centro del dibattito. Nelle sue parole, proteggere i microbi dell’Atacama non è solo una questione di ricerca, ma di equità: chi controllerà e beneficerà dei farmaci sviluppati da queste risorse genetiche? E quale prezzo ecologico saranno chiamate a pagare le comunità che vivono ai margini delle miniere? In fondo, la storia di Dorador nel deserto racconta proprio questo: il futuro della medicina passa anche da come sapremo trattare i luoghi che oggi consideriamo sacrificabili.

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Cile, Medicina

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