Dopo quindici anni di incessante lavoro e sfide monumentali, la Cina ha portato a termine un megaprogetto ambizioso: un “anello energetico” ad altissima tensione da 750 kilovolt che cinge l’intero Bacino del Tarim. Questa regione, situata nella parte occidentale dello Xinjiang, è tristemente nota come il “mare della morte” e ospita il vastissimo deserto del Taklamakan, un ambiente ostile e geologicamente complesso.
Il progetto di trasmissione e trasformazione di energia, che si estende per ben 4.197 chilometri, rappresenta ora il più grande anello di rete elettrica in Cina. La sua finalizzazione, avvenuta di recente, preannuncia l’entrata in funzione prevista per novembre, segnando un traguardo infrastrutturale di enorme importanza per il meridione dello Xinjiang. L’opera coprirà un’area di 1,06 milioni di chilometri quadrati, abbracciando cinque prefetture e trasformando questa vasta depressione interna in un fulcro di trasmissione di nuove energie.
L’infrastruttura è una testimonianza dell’ingegneria moderna: comprende quasi 10.000 torri di trasmissione che si ergono imponenti nel paesaggio desertico e nove sofisticate sottostazioni. Queste strutture sono state meticolosamente progettate per raccogliere e trasformare diverse fonti di energia rinnovabile, tra cui l’energia eolica, solare, termica e idroelettrica. L’obiettivo primario è convertire la tensione dell’energia prodotta e distribuirla in modo efficiente per il consumo. Gran parte della costruzione si è svolta proprio lungo i margini del deserto del Taklamakan, superando ostacoli naturali e logistici.
Questo imponente anello energetico non solo rafforzerà la sicurezza energetica della regione, ma aprirà anche nuove prospettive per lo sviluppo sostenibile, sfruttando le immense risorse naturali e rinnovabili del Bacino del Tarim.


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