Il governo argentino punta a trasformare il Paese in un polo globale per l’intelligenza artificiale alimentata da energia nucleare. Al centro del piano c’è l’ACR-300, un reattore modulare sviluppato da Invap che, nelle intenzioni del presidente Javier Milei, dovrebbe fornire energia pulita, stabile e scalabile ai futuri data center delle big tech. Ma il progetto, ancora fermo sulla carta, solleva dubbi tra gli esperti del settore e divide la comunità scientifica nazionale. L’ACR-300, brevettato negli Stati Uniti nel 2024, dovrebbe essere il primo passo: quattro unità, finanziate da un investitore statunitense non meglio identificato, senza impiego diretto di fondi pubblici argentini.
Il piano prevede tre fasi. Nella prima, la costruzione del reattore nell’impianto di Atucha, a 120 km da Buenos Aires, con avvio previsto entro il 2030. Nella seconda, l’avvio delle esportazioni di uranio. Nella terza, la creazione di una “Nuclear City” in Patagonia, un distretto alimentato esclusivamente da energia nucleare per ospitare data center globali. Reidel sostiene che i negoziati con le aziende siano in fase “avanzata”, ma nessun accordo è stato formalizzato. Nel 2024, Milei aveva visitato la Silicon Valley per promuovere il progetto incontrando Musk, Zuckerberg e Altman. Ma finora né Amazon, né Google, né Microsoft hanno annunciato investimenti concreti. Un portavoce di Amazon ha confermato che l’azienda investe attualmente solo negli Stati Uniti per l’energia nucleare. Invap, contattata da Rest of World, ha preferito non commentare.
I dubbi non mancano. Secondo Adriana Serquis, ex presidente della Commissione nazionale per l’energia atomica (CNEA), l’ACR-300 “non ha nessun dettaglio ingegneristico concreto”. Anche il contesto energetico gioca contro: l’84% dell’energia argentina nel 2023 proveniva da fonti fossili, solo il 2% da nucleare. E la costruzione di nuovi reattori richiede tempi lunghi: l’HTR-PM cinese, l’unico SMR operativo al mondo insieme a quello russo, ha impiegato undici anni per entrare in funzione.


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