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Seul preoccupata per l’escalation delle frodi online dalla Cambogia

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Redazione

Published on

14 ottobre 2025

in

Asia

La presunta morte per tortura di uno studente universitario sudcoreano, attirato in Cambogia da una rete di truffatori online, ha scatenato il caos politico e diplomatico a Seul. Il presidente sudcoreano Lee Jae Myung ha chiesto uno sforzo diplomatico “a tutto campo” per proteggere i cittadini, mentre i rapimenti di sudcoreani in Cambogia sono aumentati vertiginosamente, passando da 17 casi nel 2023 a 330 solo nei primi otto mesi di quest’anno. Le vittime vengono tipicamente allettate con promesse di lavoro ben retribuito, per poi essere confinate in complessi gestiti dalla criminalità e costrette a partecipare a operazioni di frode telefonica (voice phishing). I soccorsi e le testimonianze di alcune vittime salvate hanno rivelato orribili dettagli, inclusi pestaggi con tubi e l’uso di dispositivi a scossa elettrica contro coloro che si rifiutano di collaborare. Il corpo della vittima, un 22enne, è rimasto in Cambogia per mesi, con la sua famiglia che ha descritto la situazione come un “ucciderlo due volte”. Il caso ha costretto la Corea del Sud a innalzare gli avvisi di viaggio per diverse aree cambogiane e a negoziare l’istituzione di un ufficio di polizia dedicato per gestire l’emergenza.

Questi centri di frode, spesso identificati come complessi su larga scala in aree come Bokor Mountain e Sihanoukville, operano sfruttando un vasto sistema di tratta di esseri umani. Le vittime, reclutate principalmente attraverso false promesse di lavoro altamente remunerativo nel settore tech o gaming, vengono poi detenute in condizioni che Amnesty International ha descritto come una “schiavitù moderna”. Il meccanismo di estorsione si basa sulla coercizione a eseguire truffe finanziarie (scam), come il voice phishing o le frodi sugli investimenti in criptovaluta, prendendo di mira, in questo caso specifico, i cittadini sudcoreani. L’indagine preliminare delle autorità cambogiane sul corpo dello studente ha confermato segni di “grave tortura” e contusioni multiple, un modus operandi volto a punire e a massimizzare l’obbedienza dei prigionieri nel generare profitti illeciti.

In risposta all’escalation dei crimini, il governo sudcoreano ha mobilitato un task force di emergenza sotto il consigliere per la sicurezza nazionale, focalizzato sul rimpatrio rapido delle vittime. Sul piano diplomatico, Seul sta spingendo per istituire un “Korean desk” all’interno della polizia cambogiana. L’obiettivo tecnico di questa misura è bypassare la lenta e talvolta inefficace cooperazione che passa per i canali consolari e permettere agli ufficiali di polizia sudcoreani di lavorare direttamente con le controparti cambogiane nelle indagini, nelle operazioni di soccorso e nelle procedure di estradizione. Questa crisi ha anche riacceso il dibattito interno in Corea del Sud riguardo l’efficacia delle protezioni consolari all’estero, con i legislatori che chiedono una revisione delle politiche in materia di sicurezza nazionale per i cittadini espatriati.

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Cambogia, Corea del sud, Cybersecurity, Hacker

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