La Repubblica Popolare Cinese ha lanciato una nuova e insolita offensiva nel suo incessante controllo del cyberspazio: una campagna nazionale contro il “pessimismo” online. L’iniziativa, imposta dalle autorità di Pechino, mira a reprimere la diffusione di contenuti considerati eccessivamente negativi, ostili o che semplicemente esprimono una sfiducia diffusa nelle prospettive future del Paese.
Obiettivo: Eliminare la “Contaminazione” Emozionale
La direttiva ha colpito duramente le principali piattaforme digitali cinesi – social media, app di live streaming e siti di video brevi – richiedendo l’immediata censura di commenti e post che minano la fiducia sociale. Ciò che rende questa campagna unica non è la repressione del dissenso politico diretto, ma il tentativo di controllare l’umore collettivo.
Il governo percepisce l’eccessiva negatività e il pessimismo come una potenziale minaccia alla stabilità politica. Questa paura è radicata nella persistente debolezza economica, in particolare l’elevata disoccupazione giovanile e le difficoltà nel mercato del lavoro che hanno portato molti giovani a esprimere profonda frustrazione. Espressioni di malcontento sulla mancanza di mobilità sociale o sulla difficoltà di condurre una vita dignitosa vengono ora interpretate come catalizzatori di disordine.
Il Controllo degli Algoritmi e dei Commenti
Le piattaforme sono state richiamate a intervenire sui loro sistemi di raccomandazione algoritmica e, in particolare, sulle sezioni commenti, spesso focolai di discussioni e critiche virali. Le autorità mirano a eliminare discorsi che “fomentano paure”, incitano allo scontro tra diverse comunità di utenti o che in generale trasmettono un senso di fallimento nazionale.
Questa misura, della durata prevista di due mesi ma con implicazioni a lungo termine, non fa che ampliare la già stretta maglia della censura cinese, estendendola non solo a fatti e informazioni ma anche alle emozioni e allo stato d’animo degli utenti. Mentre Pechino dichiara di voler creare un “ambiente online più razionale”, l’Occidente e i gruppi per i diritti umani sollevano preoccupazioni sul fatto che questa campagna sia un ennesimo tentativo di soffocare il malcontento pubblico e di mascherare i problemi reali del Paese attraverso la forza della censura.


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