Mentre i giganti dell’AI investono miliardi in modelli linguistici sempre più potenti, una piccola startup della Mongolia sta dimostrando che l’innovazione può nascere anche con risorse limitate ma con una visione chiara: preservare la lingua e la cultura locale attraverso un large language model (LLM) dedicato. Si chiama Egune – “esso” in mongolo – ed è stata fondata da Badral Sanlig, un ingegnere con un obiettivo ambizioso: garantire che la ricchezza della tradizione nomade e della lingua mongola non venga spazzata via dall’omologazione dei modelli globali.
Perché l’AI “occidentale” non basta
I modelli dominanti come GPT-4 di OpenAI, Claude di Anthropic e Gemini di Google sono ottimizzati per lingue ad alto reddito come l’inglese, lo spagnolo o il cinese. Per lingue a risorse limitate come il mongolo, le prestazioni sono spesso imprecise, con risposte che trascurano il contesto culturale o addirittura lo distortono.
«La cultura mongola è molto diversa da quella occidentale – spiega Sanlig – I nomadi potrebbero chiedere: “Qual è il problema con questo cavallo?”. Noi possiamo decidere quali informazioni inserire nel modello».
La sfida tecnologica e geopolitica
Sanlig e il suo team di 40 giovani ingegneri lavorano con appena 128 GPU, spesso acquistate a Berlino a causa delle restrizioni statunitensi sull’export di chip verso paesi con legami con Russia e Cina. I dati di addestramento provengono da testi universitari, archivi di biblioteche e dati sintetici, in assenza di grandi corpus digitali in mongolo.
Nonostante ciò, Egune è passata da un modello base da 5 miliardi di parametri a uno avanzato da 70 miliardi, con capacità di ragionamento e codifica migliorate.
Un fenomeno globale
Quella di Egune non è una battaglia isolata. In tutto il mondo, progetti come BharatGPT in India, Sea-Lion a Singapore e Awarri in Nigeria stanno sviluppando LLM per lingue sottorappresentate. Secondo Caroline Meinhardt, ricercatrice di Stanford, questi sforzi sono cruciali per evitare che il divario linguistico si traduca in disuguaglianza digitale ed economica.
Il successo locale (e le criticità)
Oggi Egune Chat conta circa 24.000 utenti giornalieri e collabora con banche, aziende di telecomunicazioni e enti governativi. La startup è valutata 39 milioni di dollari, con un recente investimento di 3,5 milioni da Golomt Bank.
Tuttavia, ammette un professore mongolo intervistato, «anche se è un’AI mongola, non è buona come ChatGPT». Il modello di OpenAI rimane più popolare persino in Mongolia, ma il valore simbolico di Egune è incontestabile: rappresenta un tentativo di sovranità tecnologica in un’economia tradizionalmente legata al settore minerario.
Perché dovremmo prestare attenzione
Quello di Egune è un esperimento che unisce innovazione e identità culturale. Dimostra che l’AI non deve essere un gioco da megacorporazioni, ma può essere plasmata da comunità locali per rispondere alle loro esigenze specifiche. In un momento in cui l’etica dell’AI è sotto i riflettori globali, progetti come questo ricordano che la tecnologia è davvero universale solo quando include tutte le voci, non solo quelle dominanti.


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