Dopo la fine del regime di Bashar al-Assad, molti professionisti del settore tecnologico siriano, che avevano lasciato il Paese come rifugiati, stanno iniziando a tornare. Il loro obiettivo è chiaro: contribuire a ricostruire la nazione partendo proprio dal settore tecnologico.
Questo movimento di ritorno si manifesta attraverso la creazione di startup e la promozione di iniziative volte a modernizzare l’infrastruttura digitale del Paese. A gennaio, è stata lanciata una rete professionale a Damasco per supportare investitori e imprenditori, mentre a febbraio si è tenuta la prima conferenza tecnologica in cinquant’anni, con l’obiettivo di connettere la Siria alla Silicon Valley. Le iniziative governative includono la pianificazione di una rete in fibra ottica e accordi con l’Arabia Saudita per lo sviluppo delle infrastrutture di cybersicurezza e telecomunicazioni, con investimenti che superano il miliardo di dollari.
Le Sfide del ritorno in Siria
Nonostante il rinnovato slancio, gli imprenditori tecnologici siriani devono affrontare una serie di ostacoli significativi. Tra le principali sfide ci sono la scarsità di energia elettrica e una connessione internet lenta, con circa il 64% della popolazione che non ha ancora accesso alla rete. Le normative obsolete e un’economia quasi interamente basata sul contante complicano ulteriormente le operazioni aziendali, specialmente per le startup che si basano su servizi digitali.
A questo si aggiunge la persistente instabilità politica. Recenti episodi di violenza settaria hanno minacciato la fragile pace, creando un clima di incertezza che può rallentare il processo di “rinascita” del Paese, come ha sottolineato Mojahed Akil, un imprenditore tecnologico che sta sviluppando un’applicazione per affitti turistici.
Le voci dei protagonisti
Il desiderio di tornare e di contribuire alla rinascita della Siria è un tema ricorrente tra i professionisti intervistati dal magazine Rest of World. Molti, come Rasheed Hamwi e Baraah Ramadan, ricordano le difficoltà affrontate durante la guerra, tra cui le interruzioni di corrente e la mancanza di connettività, che li avevano costretti a fuggire. Ora, con un’esperienza internazionale e nuove competenze, sono determinati a investire il loro talento nella loro patria.
Mohammed Dayoub, che ha creato una società di videogiochi di successo a Istanbul, sta lavorando su un gioco basato su Telegram, una piattaforma molto popolare in Siria. Allo stesso modo, Ragheed Obeid ha sviluppato un’app, “Dealio”, per aiutare i commercianti siriani a esporre i loro prodotti online.
Il ritorno in Siria è visto non solo come un’opportunità di business, ma anche come un atto di restituzione. “Credo sia arrivato il momento di restituire qualcosa,” afferma Baraah Ramadan, riflettendo un sentimento condiviso da molti dei suoi colleghi. La visione di una Siria ricostruita, moderna e digitalmente avanzata, sembra essere la forza motrice che spinge questi professionisti a tornare.


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