La diffusione dei bot AI di Meta nelle sue applicazioni, come WhatsApp e Instagram, ha reso l’intelligenza artificiale accessibile anche agli studenti delle zone più remote della Colombia. Inizialmente percepita come un potenziale vantaggio per colmare il divario digitale, questa integrazione sta sollevando serie preoccupazioni tra gli educatori, che notano un deterioramento delle capacità di apprendimento e un calo nei risultati degli esami.
María Intencipa, insegnante di chimica presso la José Gregorio Salas Rural High School, una piccola scuola in una zona rurale della Colombia, ricorda come fino a poco tempo fa la sua scuola fosse in qualche modo protetta dalla rivoluzione dell’intelligenza artificiale a causa della sua lontananza e della mancanza di risorse come computer e connessioni internet affidabili. Tuttavia, la situazione è cambiata drasticamente. Inizialmente, gli studenti facevano riferimento a un’AI chiamata “Lucia” (in realtà l’app Luzia che trasforma WhatsApp in un bot AI). Ma a partire da luglio 2024, quando Meta ha iniziato a incorporare chatbot nelle sue app in tutta l’America Latina, l’AI è diventata onnipresente.
Gli insegnanti hanno notato un’improvvisa impennata di compiti e saggi con risposte di “qualità insolitamente alta”, caratterizzati da argomentazioni erudite, vocabolario sofisticato e punti non trattati in classe o nei libri di testo. Ciò è dovuto alla facilità con cui gli studenti possono ottenere risposte dall’AI.
Secondo un articolo di Rest of the World, nonostante l’apparente “brillantezza” dei lavori presentati, gli insegnanti riportano un aumento del numero di studenti che falliscono gli esami. Questo paradosso sottolinea una dipendenza dalla tecnologia che impedisce agli studenti di sviluppare un pensiero critico e una comprensione profonda delle materie. Luisa Cárdenas, un’insegnante di scienze sociali, ha osservato che i suoi studenti “copiano semplicemente ciò che appare nella chat, ma non sono in grado di analizzare ciò che stanno replicando”. Alcuni studenti si laureano addirittura senza aver acquisito le competenze fondamentali di lettura e scrittura. Gli studenti stessi ammettono che la scorciatoia offerta dall’AI è troppo allettante e facile da prendere. Li aiuta a evitare la “monotonia delle lezioni poco entusiasmanti” e a guadagnare più tempo per interagire con persone reali, spesso sulle stesse app dove incontrano i bot. Sergio, uno studente di 16 anni, ha rivelato: “Gli chiedo tutto. Quando mi danno un compito, mi limito a ricercare e copiare. Non leggo né niente. A volte mi sono chiesto se quello che mi sta dicendo è vero, ma mi aiuta a risparmiare tempo.”
Diverse ricerche suggeriscono che l’uso eccessivo o improprio dell’AI può nuocere ai bambini. Un rapporto di Common Sense Media ha avvertito che gli strumenti AI presentano “rischi inaccettabili” per gli utenti sotto i 18 anni, potendo indurre dipendenza emotiva e fornire informazioni pericolose o consigli errati. Uno studio del Massachusetts Institute of Technology (MIT) ha indicato che, sebbene i modelli linguistici di grandi dimensioni siano utili nella stesura di saggi, la dipendenza da essi può ridurre l’attività cognitiva. Questo scenario in Colombia evidenzia una sfida globale sull’integrazione dell’intelligenza artificiale nell’educazione e la necessità di bilanciare i potenziali benefici con i rischi per lo sviluppo cognitivo degli studenti.


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