Nel cuore della giungla costaricana, l’acqua scorre finalmente nei rubinetti della comunità indigena Nairi Awari. Merito di sei pannelli solari installati tra gli alberi e collegati a due cisterne che pompano l’acqua da una sorgente vicina. Un sistema semplice, ma che ha spezzato la dipendenza quotidiana dai secchi e dai fiumi inquinati. Le famiglie — circa venti — vivono a quattro chilometri dalla strada più vicina, raggiungibile solo attraverso un sentiero fangoso.
Un piccolo impianto, un grande cambiamento
Il sistema non fornisce elettricità alle case: tutta l’energia viene usata per il pompaggio. Ma l’effetto è radicale. “Prima perdevamo ore a trasportare acqua a mano”, racconta Nelson Martínez, uno dei residenti. Ora bastano tubi e rubinetti. L’impianto, costato 12.500 dollari, è stato realizzato da IICA con fondi della Cooperazione Spagnola. Nessun coinvolgimento governativo, nonostante in Costa Rica solo il 40% delle comunità indigene abbia accesso all’acqua potabile.
Una questione di diritto
“L’acqua è vita”, dice Viviana Hernández, insegnante della piccola scuola locale, dove i bambini imparano con abachi e aspettano che il vecchio pannello solare venga riparato. Prima del nuovo impianto, le malattie intestinali erano frequenti. Oggi, cucine e mense possono contare su acqua pulita. “È bello non dover più camminare ore con le taniche”, conferma Noemí Martínez, la cuoca della scuola. Tecnologia essenziale, senza retorica: solo ciò che serve per vivere meglio.
Accesso all’acqua e ruolo delle rinnovabili
Secondo l’UNICEF e l’OMS, oltre 2 miliardi di persone nel mondo non hanno accesso costante ad acqua potabile sicura. Le comunità indigene e rurali dell’America Latina sono tra le più colpite. In questo scenario, l’adozione di sistemi off-grid alimentati da fonti rinnovabili rappresenta una delle soluzioni più efficaci e replicabili. La Banca Interamericana di Sviluppo stima che, entro il 2030, oltre il 40% dei nuovi sistemi idrici nelle zone isolate potrebbe essere alimentato da solare o eolico. Costa Rica, con l’oltre 98% di energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili, si conferma un laboratorio naturale per sperimentazioni a impatto diretto sulle comunità.
Il progetto in Costa Rica non si esaurisce con l’installazione dell’impianto. Due abitanti della comunità sono stati formati per gestire la manutenzione ordinaria, garantendo autonomia e continuità nel tempo. I serbatoi sono dotati di sistemi di filtraggio e protezioni contro eventuali contaminazioni. La gestione condivisa delle risorse idriche segue regole decise collettivamente, rafforzando la coesione sociale. “Vogliamo che l’acqua resti di tutti”, affermano i referenti locali. Un esempio di come energia rinnovabile e partecipazione possano rafforzarsi a vicenda, anche in contesti isolati.


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