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Come l’ascesa dell’AI impatta i paesaggi del Cile

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Redazione

Published on

26 Maggio 2025

in

Americhe

Mentre la Silicon Valley celebra i trionfi dell’intelligenza artificiale generativa, un costo ben più amaro viene pagato in luoghi lontani, nei deserti del Cile. È quanto emerge dal libro “Empire of AI” della giornalista Karen Hao, che scava a fondo negli impatti globali dell’intelligenza artificiale, svelando come la sete di minerali stia devastando riserve naturali e risorse idriche essenziali. La questione, come sottolinea il reportage di Hao, va ben oltre la semplice estrazione: è una storia di profitti a ogni costo, di ecosistemi distrutti e di comunità indigene dimenticate.

Il Cile è il più grande produttore mondiale di rame, fornendo un quarto della domanda globale, e il secondo produttore di litio, con quasi un terzo dell’offerta. L’estrazione di questi minerali ha trasformato non solo il paesaggio, ma anche le società che ne dipendono. Chuquicamata, oggi la più grande miniera di rame a cielo aperto del mondo, è una ferita che si allarga costantemente, seppellendo lentamente i resti di un’antica città. L’industria ha prosciugato vaste riserve idriche, arrivando a esaurire un intero bacino salino, o salar, e distruggendone il ricco ecosistema. Meno visibili, ma altrettanto devastanti, sono le tracce di arsenico nell’aria e nell’acqua, che hanno causato un aumento dei tassi di cancro nel nord del Paese. La vita delle comunità indigene, gli Atacameños, è stata irreversibilmente sconvolta. Privati di acqua e minerali, non possono più sostenersi con l’agricoltura o l’allevamento, sprofondando nella povertà. La criminalità è aumentata, insieme a depressione, alcolismo e delinquenza. Nonostante i miliardi di profitti generati dalle loro terre, queste comunità non hanno accesso a cibo, acqua corrente, cure sanitarie adeguate o risorse educative. Molti sono costretti a lavorare per la stessa industria che ha sottratto loro i territori. I salares, un tempo dimora di stormi di fenicotteri rosa, considerati “fratelli spirituali” dagli Atacameños, ora sono desolatamente vuoti. Il litio, scoperto per caso negli anni ’60 da una compagnia americana in cerca di acqua per l’estrazione del rame, ha aperto un nuovo fronte di sfruttamento, accelerando l’esaurimento di ulteriori ecosistemi. Oggi, il litio viene estratto principalmente dal Salar de Atacama, il più grande del Paese, pompando la salamoia in pozze di evaporazione, lasciando che il sole cristallizzi il materiale. I materiali sono necessari per lo sviluppo dell’AI, ma comportano ingenti danni per gli ambienti cileni e le popolazioni che li abitano da secoli.

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Chip, Cile, Intelligenza artificiale, Litio, Minerali

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