Nei ristoranti autostradali sudcoreani, l’automazione avanza con chef robot che promettono di risolvere la carenza di manodopera, ma sollevano dubbi sulla qualità del cibo e sul futuro dei lavoratori umani. Lungo le arterie autostradali della Corea del Sud, un cambiamento silenzioso ma radicale sta prendendo forma nelle cucine dei ristoranti di sosta. Addio al calore intenso, ai vapori fragranti e al tocco esperto dello chef umano: benvenuti ai robot cuochi. Questa transizione, presentata come una soluzione ingegnosa alla crescente carenza di manodopera in una nazione in rapido invecchiamento, sta generando reazioni contrastanti, tra l’entusiasmo per l’efficienza e la preoccupazione per la perdita di identità culinaria e posti di lavoro. Un esempio emblematico è il ristorante dell’area di servizio di Munmak, nella provincia di Gangwon-do. Oggi, vi operano tre chef robot che sfornano instancabilmente ramen, udon e stufati coreani, piatti più facilmente automatizzabili. La loro velocità è impressionante: 150 pasti all’ora, quasi il doppio di quanto un umano possa fare manualmente.
Questa spinta verso l’automazione non è un caso isolato. La Corea del Sud è già leader mondiale nell’utilizzo di robot industriali e ora punta sui robot collaborativi, o “co-bot”, per affiancare gli umani in vari settori, dalla ristorazione all’assistenza agli anziani. Il mercato dei robot collaborativi è in forte crescita, con previsioni che lo vedono raggiungere i 367 milioni di dollari quest’anno. Il governo mira addirittura a incrementare il numero di robot impiegati a 1 milione entro il 2030, una risposta strutturale alla diminuzione della forza lavoro dovuta all’invecchiamento della popolazione. Nonostante l’apparente efficienza e la capacità dei robot di lavorare 24 ore su 24, l’automazione completa è ancora lontana. I robot necessitano di supervisione umana per il rifornimento degli ingredienti, la risoluzione di eventuali malfunzionamenti e l’aggiunta di tocchi finali che richiedono sensibilità. Inoltre, l’introduzione dei robot ha già portato a licenziamenti, alimentando la preoccupazione per il futuro occupazionale di molti lavoratori del settore. Hwang Ji-woong, a capo del sindacato dei lavoratori dei ristoranti autostradali sudcoreani, avverte che, sebbene l’automazione possa aumentare la produttività a lungo termine, nel breve periodo rischia di lasciare senza impiego coloro che desiderano continuare a lavorare. Studi recenti indicano che i lavoratori della ristorazione sono particolarmente a rischio di essere sostituiti dalle macchine a causa della natura tecnica e ripetitiva di molte mansioni.
Il governo sudcoreano riconosce la necessità di affrontare queste sfide e parla di investimenti in programmi di riqualificazione per aiutare i lavoratori ad adattarsi ai nuovi ruoli o a intraprendere nuove carriere. Tuttavia, la transizione rimane delicata, bilanciando la promessa di efficienza e la necessità di preservare l’occupazione e la qualità del servizio.


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